Oggi camminavo tra i banchetti del mercatino dell'usato, dopo aver acquistato una favolosa gonna etnica al prodigioso prezzo di un euro, mentre me stavo 'sopra al pensiero' fantasticando sulle sue probabile ex proprietarie e sulle megagalattiche avventure vissute dalla mia 'nuova' gonna usata, sono stata colta da un certo sconforto...
mentre io me ne vado per banchetti dell'usato, il mondo propina negozi zeppi di cose che non ci servono, ma che ci mettono sotto al naso facendoci credere che senza non potremo mai essere felici, centri estetici per farci sentire sempre adeguatamente inadeguati al punto di voler infierire sul nostro fisico
mente io fantastico sulle avventure di vita della mia gonna vintage, il mondo, quanto meno la fetta occidentale che mi ospita, cerca di renderci infelici per poi pararci daventi oggetti su oggetti, come fossero la medicina al senso di vuoto in cui ci buttano...
mentre contenta e soddisfatta d'aver speso un solo euro pensavo alla crostata che avrei preparato al mio papà per la sua festa, questa società partorisce figli, putroppo o per fortuna pochi, che sentono questo vuoto in cui vengono catapultati e imparano ad avere bisogno del superflu prima che del necessario...
poi ci lamentiamo dell'assenza di valori...
qui lo sconforto mi ha abbandonata...
mi sono sentita fiera di me, del mio piccolo angolo di mondo, fatto della mia voglia di fare la psicologa e del mio desiderio di analizzare le scritture, nel mio piccolo angolo di mondo sogno, guardo le persone, e se anche quello che sono e che potrei dare non è proprio parte dei bisogni primari come il cibo o lo starsene al riparo dalle intemperie, almeno quello verso cui punto valorizza le persone, le emozioni, le relazioni...
"I dream a little dream in my little corner of the world..."
(che romanticume....sarà la vekkiaia che sopravanza)
