Parlavano alla Tv dei 10 comandamenti...
La cosa mi ha dato da pensare....OH OH...notizione i neuroni frullati pensano...
dicevo
Siccome mi piace e mi interessa la MTC (medicina tradizionale cinese) ho iniziato a pensare alle due cose:
MTC e cristianesimo, si insomma sono due culture antiche che hanno informato e formato due civiltà,
nel mio delirare mi è venuto da vederci qualcosa di comune, perchè sono due saperi degli uomini su se stessi, sulla natura, sul rapporto tra se stessi e la natura...
vista così non ho potuto non notare un fondamentale punto di differenza: l'atteggiamento zen, il lasciar fluire le cose, la tranquillità che trasmettono i concetti orientali, e al contrario i sensi di colpa e l'angoscia che instilla il cattolicesimo,
eppure magari poteva non essere così, forse è solo un punto di vista ma
- il non fare peccati di gola non potrebbe essere un semplice e sano invito alla moderazione con il cibo?
- il non desideranre la donna d'altri o il non commettere atti inpuri non avrebbe potuto, se espresso diversamente, essere un invito all'equilibrio nelle relazioni di coppia?
e così via....
Perchè, al contrario, nel cristianesimo tutti i precetti sono espressi come divieti? Perchè viviamo in una società imbevuta di una cultura che obbliga, vieta e promette castighi anche ultraterreni?
Se tutto questo è stato fatto dagli uomini per altri uomini ma chi glielo ha fatto e chi ce lo fa fare?
(ho detto che si tratta di regole fatte da uomini per altri uomini perchè non riesco a rivedere la figura di Gesù così come me l'hanno sempre raccontata, creato dal e dedicato all'amore in tutte le paranoie proibitive e in tutti gli obblighi restrittivi della chiesa....)
Preferisco la filosofia orientale, quella che a scuola non insegnano, preferisco la medicina tradizionale cinese, saperi su cui la medicina nostrana sorvola credendosi superiore e lasciando buchi immensi nelle sue teorie sull'uomo, ma sono nata qua e vorrei che le mie tradizioni mi appagassero di più....
ma forse tutto sta nelle chiavi di lettura che usiamo....o forse no?
La felice triste.
oppure
La triste felice.
Anche quando le cose sembrano andare per il meglio...io riesco a crucciarmi dalla punta dei piedi alle punte dei capelli o meglio alle doppie punte dei capelli...
Ho un'innata propensione al senso del tragico per la vita....come diceva Schicchi in "O mio babbino caro" io mi struggo e mi tormento...
Ma perchè?
è vero che non tutto va alla grande..ma come potrebbe?
...è anche equo che se qualcosa va bene qualche altra deve andar male...
perchè anzichè focalizzarmi sul buono io vedo solo il non-buono? è come se avessi sempre gli occhiali sporchi...sporchi di tristezza, sporchi di umor depresso. non riesco a pulirle queste lenti, non tornano rosa, e dire che il rosa è il mio colore preferito...ironia della sorte...
certe volte perdo la prospettiva e mi sento mancare la terra sotto i piedi e mi sembra che tutto va al rovescio...
oddio lo sapevo, mi sono divertita il giorno del mio compleanno ed ora la sto pagando con questa depressione post-trentesimo compleanno....
è fisiologica sta botta de traggedia ve'?
Pregasi annuire come si fa coi pazzi...nel caso specifico con l'impazzita!
Eccoli arrivati, i miei trent'anni!
Il primo regalo della giornata con la sua peculiarità mi ha fatto riflettere.
Scheggiapapà mi ha regalato un telefonino, finalmente dopo 4 anni e una batteria che non si ricaricava più nemmeno se la sbattevi al muro ecco arrivare un nuovo scheggiafonino!
Uno scheggiafonino degno di questo nome deve seguire seguenti requisiti: essere rosa, fare e ricevere telefonate, inviare e ricevere messaggi di testo (sms).
E basta.
Sono e resto convinta che per fare le foto esiste la macchinetta fotografica e per connettersi ad internet c'è il pc, per ascoltare la musica accendi la radio.
Nonostante avessi insistito più volte con Scheggiapapà sulle mie convinzioni, non sono state prese in considerazione.
Così il nuovo scheggiafonino, è si rosa, ma, oltre a chiamare e mandare sms, ha: mms, ha internet, fa le foto e tanta altra robbaccia ancora che non ti aspetteresti mai dal tuo telefono.
Un mare di opzioni che escono fuori a tradimento quando meno te lo aspetti.
Tuttavia, andando a scrivere un buon vecchio sms mi sono resa conto che la punteggiatura è sprovvista di punto esclamativo "!". Già.
Di qui la mia riflessione.
Sono entrata nei 30. L'età della ragione.
Basta con: i "Ciao!" , con gli "Ehi!", con gli "Wow!", con gli "Evviva!".
Ora potrò avere dei "Ciao." , degli "Ehi." , degli "Wow." , così, con pacata sensatezza,
avrò i miei "Evviva." si, ma con moderazione.
Niente più esclamazioni esagerate.
Basta con la esasperazioni comportamentali e grammaticali.
Sono entrata nell'età della ragione.
Buon compleanno cara Bridget-Scheggia-Jones!
Venerdì mattina
mi tocca il mio penultimo giorno del lavoro che sto per lasciare, da uno a 10 mi va -15 ma con un enorme sforzo di volontà, tanto da farmi temere un ernia emotiva, vado.
Esco di casa alle 9.30 visto che per arrivare in questo posto in cui lavoro in nero e sotto pagata impiego solo un ora e mezza fatta di tram+treno.
A metà tragitto il tram ci fa scendere causa incidente. L'incidente è avvenuto sui binari, ovviamente, così il tram non può passare
Questo ha presupposto un'inattesa quanto poco voluta passeggiata fino alla fermata della metro più vicina per raggiungere la stazione.
Mentre cammino ad un certo punto il mio piede destro inizia ad avere uno strano rimbalzo mentre lo poggio a terra. Strano! penso...come sarà, come non sarà... si è rotta la scarpa! No, non era un sandalino estivo a listelli fatti a posta per stuccarsi, la mia era una pratica e stabile scarpa con la zeppa di gomma dura, che ha deciso di abbandonarmi spaccandosi in due dal fondo fino alla soletta! Procedo ballonzolante.
Siccome oramai il treno era partito opto per l'autobus.
Appena giungo alla banchina della fermata ne parte uno nel quale anche una mosca di modiche dimensioni avrebbe faticato a collocarsi.
Dopo 10 minuti arriva il successivo. E che fa? Lascia scendere tutti poco prima della banchina del capolinea. Poi rimane li davanti, chiuso. Per sfregio. Le persone si accalcano davanti alle porte in attesa che si decida ad aprire. Lui che fa? Inizia a fare retromarcia. Ingaggiango un singolare ballo passeggiato all'indietro con le persone che lo seguono passetto, passetto. Le comiche? Una disgrazia su 4 ruote.
Dopo il balletto in retromarcia e i simpatici epiteti multilingue giustamente proferiti dai presenti si scosta da un lato e spegne il numero.
Passano 15 minuti.
Riacende il numero e apre le porte.
Cos'era, voleva creare suspance? Vedere se eravamo affezionati e aspettavamo?
Si sale. in tanti, anche troppi.
Accanto a me il corridoio tra i sedili viene otturato dalla presenza del gigantesco trolley di un simpatico avventore seduto accanto alla sua valigia. Dietro di me un signore vuole scendere.
Non c'è verso di convincerlo che la porta posteriore è esattamente identica alla porta centrale.
Che ragginugerebbe in ogni caso il marciapiede.
Egli vuole la porta centrale!
Parte all'assalto. Mi spiaccica contro i sedili di due turisti francesi che nel frattempo mi avevano eletta loro personale cicerone chiedendomi il nome di ogni strada, piazza o monumento che vedevamo (a Roma passando per il centro storico, c'è da farsi venire il mal di testa in questo modo), non pago di avermi spiaccicata contro i sedili mi fa generoso dono di tutto il sudore che traspirava al sua maglietta fradicia. Che classe, che sciccheria! Ero commossa.
Oltrepassata la scheggia, ingaggia una lite col simpatico possessore del trolley-blocca-corridoio.
Poi, finalmente, scende.
La corsa prosegue.
Uscita di casa alle 9.30 sono arrivata al lavoro alle 12. Per quei 4 soldi. Per un ulteriore fagottino di stress.
Nota.
Nel pomeriggio finito di lavorare mi cede anche la scarpa sinistra. Onde evitare rovinose cadute e indecente camminata ballonzolante mi vedo costretta a comprarmi ciabattine da mare al costo di un euro per non rimanere del tutto a piedi. Nel vero senso della parola. Sic!
Dapprincipio mi faceva paura. Come sempre. E' un pò un mio problema. Certe creature mi incutono timore. Che posso farci!
Poi il tempo è passato.
Ho iniziato a capire che poteva essere una serena convivenza e mi sono tranquillizzata. Un reciproco non darsi fastidio. E' come se ci fossimo tacitamente detti quello che Patrick Swayze diceva a Baby in "Dirty Dancing":
<<Questo è il mio spazio, questo è il tuo spazio. Io non invado il tuo spazio, tu non invadi il mio spazio>>.
Per un pò ha funzionato così.
Solo per un pò.
Perchè siamo due duri dal cuore tenero. Diciamo pure solo due cuori teneri.
Alla fine abbiamo fatto amicizia. Io e Mozart.
Mozart il cane. Ovviamente.
Lascio il lavoro.
Lascio un lavoro che odio.
Lascio un lavoro che odio perchè mi ha dato tanto e niente.
Tanto mi hanno dato questi bambini, così rari eppure così tanti, così speciali eppure così nascosti.
Poco mi è arrivato dalle persone adulte che girano attorno all'ambiente, salvando qualcuno. Non posso generalizzare. Diciamo che ho avuto di più da chi non mi doveva nulla e quasi niente da chi mi doveva tutto.
Non riesco più a fare l'educatrice comportamentale perchè è un carico fisico-cognitivo-emotivo che va oltre quanto io riesco a dare.
Il mio coinvolgimento è sempre troppo, non riesco a fare qualcosa senza esserci anima e corpo.
Non ci riesco più anche perchè spesso è una lotta contro i mulini a vento. Più difficile che educare un bambino, pure nella sua stratosferica difficoltà, è educare gli adulti che lo circondano.
A volte si sente dire che si può odiare solo qualcosa che si è amato. Due emozioni tanto forti che confinano e si toccano.
Non so più se ho amato questo lavoro. So che tanti visi mi resteranno nel cuore. Che mi ricorderò i nomi e le peculiarità di ciascun bambino di cui ho attraversato la vita. Che sicuramente tutto mi ha insegnato qualcosa che forse ancora non riesco a capire.
La difficoltà forte che incontra un qualsiasi operatore che lavora con pesanti handicap è che, nella gravosità che comporta il suo lavoro, non è tutelato, è sottopagato, non è riconosciuto nel suo valore.
Questo perchè questa società, che premia solo chi fabbrica soldi, ritiene di non trarre ricchezza dal miglioramento della vita di un bambino (futuro adulto) con gravi disabilità fisiche e/o mentali.
E' davvero il migliore dei mondi possibili caro Voltaire?