Ho ridato il via al totocolloquio. Di seguito i primi fortunati finalisti:
Al terzo posto:
dopo aver attraversato la città in soli 110 minuti raggiungo una miracolosa ludoteca spersa in una via che definirei dimenticata dal Signore non fosse che la ludoteca si trovava nella sala di un oratorio. Qui mi è stato offerto un magnifico lavoro estivo per tenere 8 bambini per 8 ore al giorno al fantastico compenso di 5 euro lorde l'ora, mi viene da piangere, sono commossa penso, no forse è solo disperazione...
Al secondo posto:
rispondo ad un fantastico annuncio su internet: cercasi segretaria conoscenza dell'inglese scritto. Spavalda rispondo all'annuncio, tanto l'inglese oggi lo chiedono dovunque ma poi non serve mai granchè, tanto ad un annuncio su internet risponderanno in centinaia figurarsi...
senonchè mi chiamano a fare una prova scritta di inglese, oddio un esame! Vabbè, mi dico, vado, tanto figura di mer.. più, figura di ...da meno
Abbiamo avuto il fegato di presentarci ben in 6! Coraggiosi sti giovani d'oggi!
Il guaio è che era una traduzione dall'italiano all'inglese mentre ci aspettavamo tutti viceversa...ora viaggiamo nel limbo del "le faremo sapere", ops! ma il limbo è stato abolito...e adesso? dove siamo?
TANDARADARADARADAN!!!
E al primo posto con mensione d'onore si piazza un fantastiglioso colloquio in un asilo nido dove promettendo un lavoro mi hanno invece offerto, così a sorpresa, per stupirmi, un corso di circa 2000 euro come.....udite, udite, TECNICO DI LUDOTECA!
Il pubblico (formato dai miei neuroni - pochi e non buoni) è in delirio, tutti ridono, qualcuno piange...ma di gioia è!..che pensate...
Quando una giornata comincia male lo si vede dal mattino!
Mi alzo in ritardo senza reggermi in piedi causa:
caldo + mestruo + stress da fine stagione scolastica + stress da cerco un nuovo lavoro + paturmie mie varie ed eventuali.
Bene, mi reco al lavoro, il treno è in ritardo ma che ci vuoi fare...
Alle 13 finirei di lavorare ma alle 12 e 50 attacca a piovere a dirotto, nello stesso esatto momento mi rendo conto di non avere con me l'ombrello, che ci vuoi fare...coincidenze...
Sto per mollare un odioso posto di lavoro precario sottopagato a nero e l'unica gioia in questa tremebonda giornata sarebbe il cibo...ma....il mio panino fa venire i "cognati" di vomito in quanto farcito con una bresaola che deve aver evidentemente saltato il processo di stagionatura...bleah! mi sono sentita molto vicina ai cannibali senza capirne il gusto e sprofondando in un languore famelico accompagnato da un pizzico di depressione q.b.
Ora che sono a casa finalmente ho deciso di suicidarmi con diverse tipologie di patatine fritte e stuzzichini vari, non di solo "panino" vive la donna.....
Finalmente la piccola Scheggia riesce a portare le sue candide membra a prendere due gocce di sole.
Scheggia e Amica di Scheggia sono in macchina sulla Cristoforo Colombo.
Si sono appena lasciate alle spalle il palazzetto dello sport e, poco prima di raggiungere il bivio per Ostia, Amica di Scheggia ha un trasalimento notando che la strada davanti a loro subisce una deviazione.
Amica di Scheggia: "Oddio e adesso?"
Scheggia: "Che c'è?"
A. di S.: "Vedi? La strada! Non è più dritta, è deviata! Eh mò?"
S.: "Bò...vai avanti, mò vediamo..."
A. di S. :"EEEEHHHH!" (esclama stupita rivolta ad un cartello stradale) "Perchè c'è scritto <<OCEANO ATLANTICO>> che vuol dire?"
S.: "Nel senso << VIA dell'Oceano Atlantico>>!"
A. di S. :"AAAAHHH!" (si tranquillizza) "No, perchè se no era cazzutissima sta deviazione!"
S. :"..."
A. di S. "Ti immagini!! Invece che ad Ostia ci ritrovavamo all'oceano!"
S.: "è ma guarda che per andare all'oceano atlantico da qui non devi mica deviare, attraversi il mediterraneo, la sardegna, la spagna, il portogallo e sei arrivato! Basta che vai dritto!"
A di S. :" Già...E pensa che fico se ci fosse un tunnel sotterraneo che ti ci porta fin là!"
S.: "Già, pensa a quelli che gli toccherebbe lavorare sotto al tunnel..."
A. di S.: "Beh, Beccherebbero un indennità professionale da pauraaa!"
S:"....".
ATTO I:
<<I due musici di strada>>
Il cantastorie si affaccia sul mondo, con un piede dentro ed uno fuori,
anzi senza piedi solo con il naso,
anzi senza naso solo con la sua musica, solo con le sue parole
...solo...
solo accompagnato dall'allampanato, note basse in sottofondo
s'avvicina una coppia di stranieri
la voce del cantastorie li colpisce anche se non possono capire le sue parole.
tutti gli altri ascoltano anche quelle, e ridono, e riflettono, e un poco si rattristano
smuove nelle pance questo cantastorie
incantati dalle sue parole restiamo in ascolto....
interruzione...
FINE ATTO I
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ATTO II:
<<I due vigili stronzi>>
Lo so cari bambini, lo so che non si dice
lo so che si dice cattivi....
ma il termine "cattivi" non cattura a dovere la situazione
........
........
la musica è interrotta
senza rispetto
senza importanza
le parole ringhiottite
le orecchie restano affamate....
........
FINE II ATTO
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ATTO III:
<<Due musici in cantina>>
Finalmente tornano le note
le orecchie rilassate
ritorna il sentimento
due burocrati ingarbugliati sono solo lo sporco ricordo
che macchia lo spartito
......
Applaudite il cantastorie che regala suoni e sogni
Cala il sipario
......
FINE III ATTO.
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Innanzitutto devo scusarmi con i tutti pianisti e le pianiste, anche se avrei dovuto citare prima le pianiste perché sono donne, ma questa è l’epoca delle par condicio indi per cui cito prima i maschi per questa volta.
Ops, sto divagando.
Dicevo che mi scusavo con i pianisti e le pianiste per essermi definita tale.
Però ho precisato.
Io sono una pianista di dito. Spiego.
Per usare una formula matematica, ogni tanto ci tengo a farlo per non sentire che cinque anni di liceo scientifico siano stati davvero del tutto inutili:
Io sto ai tasti del pianoforte come mio padre sta alla tastiera del pc.
Cioè:
è qualcosa di sconosciuto e nuovo che incute un timore quasi reverenziale, che non ti azzardi a toccare con tutti i polpastrelli.
Si potrebbe rovinare. Potresti rompere qualcosa.
Così come di fronte ad un oggetto sconosciuto: lo guardi, prima da lontano, poi ti avvicini un pochino, magari lo annusi, e poi, infine, quando hai deciso di fidarti un po’: lo tocchi con la punta del dito indice destro, sinistro se sei mancino o mancina.
(Lo so è un po’ strana questa storia di mettere sempre il maschile ed il femminile, ma mi hanno traviato all’università con questa faccenda, per chi non lo sapesse ho speso male cinque anni della mia vita alla facoltà di psicologia).
Ma torniamo al pianoforte.
In realtà tutto iniziò tanti anni fa, avrò avuto 9 anni o giù di lì.
Una dirimpettaia aveva il pianoforte, e spesso nelle ore pomeridiane si metteva a suonare. Io mi incantavo ad ascoltarla alla finestra. Io insieme alla mia migliore amica S..
Ci piaceva soprattutto “Per Elisa”, (lo ammetto forse esiste un titolo scientifico, come per i fiori, ma non lo conosco).
Così abbiamo entrambe supplicato i nostri cari genitori di comprarci una tastiera. Anche piccola.
Quella di S. era grande, arancione ed emetteva suoni solo quando pigiavi i tasti.
Veniamo alla mia. Innanzitutto era più piccola, grigia e poi, appena la accendevi iniziava a soffiare.
Si, a soffiare.
Un po’ come il rumore del phon per capelli.
Neanche piano.
Su quel soffio di phon dovevi suonare, naturalmente il volume del suono dei tasti risultava del tutto secondario al soffio.
Credo che quel soffio abbia inciso fortemente e negativamente sulla mia auto-efficacia verso lo strumento.
Non ho più pensato di poter imparare a suonare.
Pietra sopra.
Ma il pianoforte ha continuato a suscitare in me un forte fascino.
....
Bastava attendere vent’anni per poter mettere le mani, ehm…il dito, su uno vero!
La causa scatenante è stato il bisogno di studiare uno spartito per le lezioni di canto. Ebbene si, prendo lezioni di canto, anzi, delle costosissime lezioni di canto.
Perché sono assolutamente convinta di avere una bella voce, prima o poi riuscirò anche a dimostrarlo.
Forse poi.
Così L. mi ha concesso il suo pianoforte.
E il mio dito indice è partito.
A stento.
A più riprese.
Ma è partito.
Ho fatto emettere al pianoforte le giuste notine riportate dallo spartito.
Questo, ovviamente, nella mia fantasia, fa di me una grande pianista.
Di dito.
Scheggia e Mamma di Scheggia salgono sull'autobus.
Accanto a loro un ragazzo dai dubbi gusti musicali ascolta musica con le cuffie.
Ci sono tre ipotesi in merito: o è veramente sordo, oppure le cuffie non "chiudono bene" si insomma: effetto lavandino spanato... oppure, questa è la mia ipotesi preferita, è un generoso che vuole condividere la sua musica con tutto l'autobus.
Insomma sto tipo je dà de Ricky Martin a tutta birra da p.za Venezia a Circonvallazione Casilina.
Mamma di Scheggia: "Uh, ma che è quello de un dos tre maria?"
(SI, S'E' PERSA NA ESSE PE STRADA...)
Scheggia: " Si, è Ricky Martin"
Mamma di Scheggia: "Ammazza ma questo è proprio sordo"
Scheggia: "si in effetti..."
M.di S.:"Ma canta in inglese o in spagnolo Ricky Martin?"
S.: "un pò e un pò, me pare se dica spanglish"
M. di S.: ma mischiato nella stessa canzone?"
S.: "Si..."
M di S.:" ah, ho capito, tipo eperanto..!"
S.:" mmh...c'ho qualche dubbio..."
M. di S. "che c'è? "
S.:"ma non è esperanto, solo inglese e spagnolo"
M. di S.: "mmh...senti ma UEPPA è inglese o spagnolo?"
S.: "non so nemmeno se è una parola..."
M. di S.: "allora lo vedi che è l'esperanto!"
S.:"....."
...........la mamma è sempre la mamma...e ne approfitto per farle gli auguri, per me la festa della mamma resta l'8 maggio!
Piove voglio l'ombrello.
Traduco: quando sorge un problema voglio la soluzione.
E non una soluzione qualsiasi!
Voglio una soluzione realistica, concretamente realizzabile, che ponga davvero rimedio al problema di turno!
Ergo: piove, voglio l'ombrello! La metterei come una formula matematica, se la matematica nella vita concreta servisse a qualcosa! (si , si, si scatenino pure contro di me i matematici di turno, ma la matematica mi è spesso molto meno utile della psicologia, e questo è tutto dire!)
Mettendola in matematica dovrei dire:
Problema X (noto) sta alla soluzione Y (ignota) come la pioggia sta all'ombrello
Appare abbastanza evidente che non mi basta moltiplicare l'ombrello per il problema e dividerlo per la pioggia per ottenere la soluzione!
Quindi la matematica non mi è utile!
Argh!...5 anni di liceo scientifico...5 anni buttati...potrei sommarli ai 5 di università e ottengo 10 anni buttati...ancora la matematica non mi è utile, anzi incrementa il mio malumore, che in effetti è direttamente proporzionale al cattivo tempo, e dubito che esista una formula numerica risolutiva per il mio stato emotivo....sic!